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Isola di Pasqua (Rapa Nui): alla scoperta dei Moai e del Parco

isola di pasqua cile

Rapa Nui, meglio conosciuta come l’Isola di Pasqua, si trova nell’Oceano Pacifico, a circa 3680 km dal Cile e quasi a 4050 km da Tahiti nella Polinesia Francese. Parliamo di un triangolo di roccia vulcanica di appena 163 chilometri quadrati, destinazione ideale se stai cercando l’antitesi del turismo di massa.

Non aspettarti il classico atollo polinesiano di sabbia bianca e palme da cocco, l’isola è un labirinto di praterie spazzate dal vento, scogliere nere battute dal mare e vulcani spenti che custodiscono l’eredità di una civiltà che ha sfidato i limiti della sopravvivenza.

L’origine vulcanica dell’Isola di Pasqua e la roccia dei Moai

La morfologia di Rapa Nui è il risultato di un’attività vulcanica sottomarina iniziata circa tre milioni di anni fa. L’isola è tecnicamente un complesso di tre vulcani principali ( Poike, Rano Kau e Terevaka) che con le loro colate laviche hanno saldato insieme i tre vertici del triangolo che vediamo oggi. Questa genesi geologica è l’esatta chiave per comprendere la nascita dei Moai, le iconiche statue monolitiche.

Il centro di questa produzione fu il vulcano Rano Raraku. Qui la roccia è fatta di tufo lapillo, una pietra formata dalla compressione di ceneri vulcaniche, relativamente tenera e facile da scolpire con strumenti in pietra (i toki). Camminando tra i fianchi del vulcano, è possibile accorgersi di come l’intera montagna sia stata letteralmente smontata pezzo dopo pezzo.

Tuttavia, il tufo ha un limite intrinseco, la porosità. L’esposizione millenaria alla salsedine e all’umidità oceanica sta innescando processi di esfoliazione e alveolizzazione, dove lo strato superficiale della statua si sbriciola rivelando l’interno più friabile. Per i dettagli più duri, come le pupille o alcune piattaforme, gli scultori utilizzavano invece l’ossidiana o il basalto, mentre per i Pukao (i copricapi cilindrici) si ricorreva alla scoria rossa del piccolo cratere di Puna Pau, una roccia porosa ma con un’altissima concentrazione di ossidi di ferro.

Cosa vedere all’Isola di Pasqua: i siti archeologici principali

Visitare Rapa Nui vuol dire muoversi tra gli Ahu, le piattaforme cerimoniali che fungono da base per i Moai, strutture architettoniche complesse che racchiudono le ceneri degli antenati e segnano il confine tra il mondo dei vivi e quello degli spiriti.

  • Ahu Tongariki: è l’immagine cartolina dell’isola. Con i suoi 15 Moai riallineati dopo il devastante tsunami del 1960, rappresenta il massimo sforzo ingegneristico della cultura Rapa Nui. La precisione millimetrica degli incastri tra le pietre della piattaforma ricorda le tecniche costruttive incaiche, sebbene si tratti di uno sviluppo parallelo e indipendente.
  • Rano Kau e Orongo: all’estremità sud-ovest si trova il cratere del vulcano Rano Kau, un anfiteatro naturale profondo 200 metri coperto da un micromondo di canneti e lagune d’acqua dolce. Sul suo bordo sorge il villaggio cerimoniale di Orongo, famoso per il culto dell’Uomo Uccello (Tangata Manu). Qui le abitazioni non sono fatte di legno, ma di lastre sottili di basalto sovrapposte a secco, progettate per resistere alle tempeste oceaniche.
  • Ahu Akivi: a differenza della maggior parte delle statue che guardano verso l’interno dell’isola per proteggere i villaggi, questi sette Moai guardano il mare. La loro disposizione è legata a precisi allineamenti astronomici, confermando le avanzate conoscenze celesti dei primi coloni polinesiani.

Flora e fauna di Rapa Nui: un ecosistema fragile

L’ambiente naturale che vediamo oggi è drasticamente diverso da quello incontrato dai primi navigatori intorno all’anno 800-1200 d.C. Quella che una volta era una foresta densa di palme giganti (Paschalococos disperta) è oggi una distesa erbosa. La sparizione della copertura arborea ha causato una grave erosione del suolo, con la perdita di gran parte dello strato fertile superiore.

La fauna terrestre autoctona è quasi inesistente, limitata a piccoli rettili e insetti. Gli uccelli marini, un tempo numerosissimi, oggi nidificano prevalentemente sugli isolotti minori (Motu) per sfuggire all’impatto antropico. Un caso di studio eccezionale è quello del Toromiro (Sophora toromiro), l’unico albero endemico dell’isola, dichiarato estinto in natura ma sopravvissuto grazie ad alcuni esemplari coltivati negli orti botanici europei e cileni.

Oggi l’amministrazione del parco è molto impegnata nel rimboschimento controllato per stabilizzare i terreni archeologici. Senza le radici degli alberi a trattenere la terra, molti siti situati sui pendii rischiano di scivolare a valle durante le intense piogge stagionali, trascinando con sé reperti non ancora catalogati.

Come arrivare all’Isola di Pasqua e come muoversi

La logistica per raggiungere Rapa Nui è una delle più restrittive al mondo. L’unico collegamento aereo stabile è gestito dalla compagnia LATAM, con voli giornalieri (ma non sempre frequenti) dall’aeroporto internazionale di Santiago del Cile (SCL). Il volo dura circa 5 ore e mezza.

Una volta atterrato all’aeroporto di Mataveri, il punto di appoggio principale è il villaggio di Hanga Roa, dove risiede quasi tutta la popolazione dell’isola. Per muoversi, hai tre opzioni principali:

  • Noleggio auto (4×4): è la soluzione più flessibile per gestire i tempi di visita, specialmente per l’alba a Tongariki.
  • Mountain Bike: ideale se hai una buona preparazione fisica; le distanze non sono enormi, ma il vento costante e il sole equatoriale possono rendere la pedalata molto faticosa.
  • Tour guidati: spesso preferibili per l’accesso ai siti, dato che molte zone sono interdette al libero transito.

Regole e permessi per visitare il Parco Nazionale Rapa Nui

Dopo la riapertura post-pandemia, le regole d’accesso sono diventate molto rigide. Non è più possibile girare l’isola in completa autonomia tra i siti archeologici.

  • Guida certificata obbligatoria: per entrare nella quasi totalità dei siti del Parco Nazionale (gestito dalla comunità indigena Ma’u Henua), devi essere accompagnato da una guida locale accreditata. Questo serve a prevenire danni alle statue e a garantire che i turisti non calpestino le piattaforme sacre.
  • Ticket del Parco: va acquistato online prima dell’arrivo o presso l’ufficio in centro a Hanga Roa. Ha una durata di 10 giorni, ma fai attenzione: alcuni siti (come Rano Raraku e Orongo) possono essere visitati una sola volta con lo stesso biglietto.
  • Modulo PDI e assicurazione: prima di imbarcarti a Santiago, dovrai compilare il modulo FUI (Formulario Único de Ingreso) e dimostrare di avere una prenotazione in un alloggio autorizzato dal Sernatur.

Consigli pratici: quando andare e cosa portare

Il microclima di Rapa Nui non perdona, l’umidità fissa all’80% e il sole equatoriale creano una cappa subtropicale interrotta solo da acquazzoni violenti e improvvisi. È necessario un equipaggiamento tecnico, il suolo vulcanico è un’insidia di roccia tagliente e fango argilloso che richiede scarpe da trail o scarponi leggeri con un grip, specie se punti al cratere del Terevaka. Indispensabile un guscio in Gore-Tex traspirante per parare la pioggia e un cappello con il laccetto , oltre che una protezione solare biodegradabile, perché su questo scoglio spoglio il sole picchia forte sempre, anche quando è un po’ nuvoloso.

Domande Frequenti (FAQ)

È obbligatorio avere una guida per visitare l’Isola di Pasqua?

Sì, dal 2022 l’accesso alla quasi totalità dei siti del Parco Nazionale Rapa Nui è consentito esclusivamente se accompagnati da una guida locale certificata. Questa misura serve a proteggere il patrimonio archeologico e a regolare il flusso turistico.

Qual è il periodo migliore per andare a Rapa Nui?

I mesi migliori vanno da ottobre a marzo (l’estate australe), con temperature più calde e il famoso festival Tapati a febbraio. Per evitare la folla, i mesi di spalla come aprile o settembre offrono un ottimo compromesso climatico.

Quanto costa il biglietto d’ingresso al Parco Nazionale Rapa Nui?

Il ticket per i turisti stranieri costa circa 80 USD ed è valido per 10 giorni. È fondamentale acquistarlo online prima della visita, poiché non viene venduto all’ingresso dei singoli siti archeologici.

Come ci si sposta sull’isola per vedere i Moai?

L’opzione più comune è il noleggio di un veicolo 4×4 a Hanga Roa, data la natura accidentata di alcune strade. In alternativa, puoi noleggiare mountain bike o affidarti a tour organizzati che includono già la guida obbligatoria.

È possibile toccare o salire sui Moai?

Assolutamente no. È severamente vietato toccare o salire sulle piattaforme (Ahu) e sui Moai. Le sanzioni includono multe pesantissime o l’espulsione immediata, oltre al rischio di danneggiare il fragile tufo vulcanico millenario.

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